Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/282

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emilio zola. 279


-naggi. E poi una buona metà del teatro faceva voti ardenti perchè il mio Bouton de rose capi­tombolasse. Erano andati là come si va nella baracca d’un domatore di fiere, col segreto desi­derio di vedermi divorare. Io mi son fatti molti nemici colle mie critiche teatrali, in cui la since­rità è la mia sola forza. Chi giudica i lavori de­gli altri, s’espone alle rappresaglie. I vaudevillisti vessati e i drammaturghi esasperati si son detti: — Finalmente! Lo andremo a giudicare una volta, questo terribile uomo! Nell’orchestra c’erano dei signori che si mostravano reciprocamente le chiavi. C’era poi un’altra ragione. Io sono ro­manziere. Questo basta. Riuscendo nel teatro, avrei occupato troppo posto. Bisognava impedire. E d’altra parte era giusto che io espiassi le qua­rantadue edizioni dell’Assommoir e le diciasette edizioni della Page d’amour. — Schiacciamolo, si son detti. E l’han fatto. Si ascoltò il primo atto, si fischiò il secondo e non si volle sentire il terzo. Il fracasso era tale che i critici non