Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/298

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parigi. 295


-tiamo nel serra serra di quella moltitudine che si rimescola vertiginosamente, il calore e il pal­pito della vita di tutti. Per quanto si viva in di­sparte, la grande città ci parla nell’orecchio continuamente, ci accende il viso col suo fiato, ci costringe a poco a poco a pensare e a vivere a modo suo, e ci attacca tutte le sue sensualità. Dopo quindici giorni lo straniero più restio fa già la gobba, come il gatto, sotto la sua mano profu­mata. Si sentono come i fumi d’un vino tradi­tore, che salgono a grado a grado alla testa; un’irritazione voluttuosa, provocata dalla furia di quella vita, dallo sfolgorìo, dagli odori, dalla cu­cina afrodisiaca, dagli spettacoli eccitanti, dalla forma acuta in cui ogni nuova idea ci ferisce; e non è passato un mese, che quel ritornello eterno di tutte le canzonette, — la bella donnina, il teatro e la cenetta — ci s’è piantato nella testa tirannicamente, e tutti i nostri pensieri gli battono le ali dintorno. Abbiamo già dinanzi un altro ideale di vita, da quello che avevamo arrivando, più facile