Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/55

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
52 ricordi di parigi.


gono in terrazze a balaustri, in balconi vetrati, in loggie aeree, in scale esterne e in gradinate, fra aiuole di fiori e zampilli di fontane; quella fila di villini, di reggie, di chiostri, di palazzine, dei quali non si riconosce subito la naziona­lità lo stile, non destano da principio che un senso di confusione piacevole, come il frastuono allegro d’una festa. Ma dopo la prima corsa, quando si son riconosciuti gli edifizi, lo spetta­colo muta significato. Allora da ognuna di quelle facciate esce un’idea, l’espressione di un senti­mento diverso della vita, e come un soffio d’aria d’un altro cielo e d’un altro secolo, che bisbi­glia nomi d’imperatori e di poeti, e porta il suo­no di musiche lontane, piene di pensieri e di memorie. E fanno una impressione strana tutti quei belli edifizi muti e senza vita. Pare che dentro vi si prepari qualche cosa, e che al sonare di mezzogiorno, come da tante cassette di orologi, debbano affacciarsi improvvisamente a tutte quelle finestre e a tutte quelle porte, e cor-