Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/69

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66 ricordi di parigi.


alle immagini degli oggetti ritrovati negli scavi delle terre famose, di fronte alla poesia delle ro­vine immortali e delle ceneri glorificate dal mon­do, i visi pacati, i costumi semplici, le feste pa­triarcali di un popolo grave e paziente, indu­strioso ed economo, che ispira l’amore del lavoro tranquillo e della vita oscura e raccolta. Di là dalla Danimarca, s’apre un nuovo infinito oriz­zonte, dinanzi al quale il visitatore si arresta, e gli balenano alla mente i pampas sterminati, le tempeste di sabbia, i nembi di cavallette, gli armenti innumerevoli, i viali deserti fian­cheggiati da monumenti tetanici di pietra, e le foreste senza fine e le immense valli solitarie su cui sorge appena l’aurora della vita umana, e qua e là, dietro un velo di nebbia, faccie mo­struose e stupefatte di Incas, che tendon l’orec­chio agli squilli vittoriosi della civiltà che s’avanza. Qui è un labirinto di sale e di gallerie, che vi conducono dal Perù all’Uraguay, dall’Uraguay a Venezuela, a Nicaragua, al Messico, a San Sal-