Pagina:De Amicis - Spagna, Barbera, Firenze, 1873.djvu/106

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100 burgos.


— Soggiunse poi che un'altra tradizione narrava non avere il re Don Alfonso giurato sul Vangelo, ma sul chiavistello della porta della chiesa; che per molto tempo i viaggiatori di tutti i paesi del mondo eran venuti ad ammirare quel chiavistello, che il popolo gli attribuiva non so quali virtù soprannaturali, e che se ne faceva tanto parlare in ogni parte, e gli si appioppavano tante e sì strampalate favole, che il vescovo Don Fray Pascual fu costretto a farlo togliere, come quello che creava una pericolosa rivalità di potere tra la porta e l'altar maggiore. — Il cicerone non disse altro; ma ci sarebbe da metter assieme dei bei volumi se si volessero raccogliere tutte le tradizioni del Cid che corrono in Spagna. Nessun guerriero leggendario fu mai più caro al suo popolo che questo terribile Rodrigo Diaz de Vivar: la poesia ne ha fatto poco meno d'un dio; la sua gloria vive nel sentimento nazionale degli Spagnuoli, come se fossero trascorsi, non otto secoli, ma otto lustri dal tempo in che visse; il poema eroico che da lui s'intitola, e che è il primo monumento della poesia della Spagna, è ancora l'opera più possentemente nazionale della sua letteratura.


Sull'imbrunire me n'andai a passeggiare sotto i portici della piazza maggiore, colla speranza di vedere un po' di gente; ma pioveva a rovescio e tirava un vento maledetto, così che non ci trovai che qualche gruppo di ragazzi, di operai e di soldati; e me ne tornai difilato all'albergo. V'era arrivato la