Pagina:De Blasis - Leonardo da Vinci, 1872.djvu/17

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la battaglia a Novara, fu obbligato ad abbandonare precipitosamente l’Italia. (7)

Come abbiamo notato, era Leonardo uno di quei genii arditi che di nulla si sbigottiscono, perchè nulla ad essi sembra nuovo, e che in qualche modo nascono con le cognizioni, diremmo, che gl’ingegni mediocri acquistare non ponno senza una lunga ed ostinata fatica. Le arti, le lettere e le scienze erano famigliari a questo grand’uomo; direbbesi alcune volte, tanto era la sua percezione e la rapidità del suo sguardo d’Aquila, ch’egli le indovinava. Egli è dunque, per la forza dell’immaginativa, che le cose s’inventano, e che trovansi le cose nascoste; quindi lo studio deve essere di ajuto nelle ricerche; — l’azione dell’immaginazione produce le visioni.


CAPITOLO IV.


Pittore. — Il Cenacolo.


Ne’ dipinti di Leonardo infinite bellezze di contorno si ponno studiare, ed egualmente profonde avvertenze dell’arte. Il tipo del bello, del nobile, dell’elegante, caratterizza le sue figure di donne e di uomini; i suoi putti sono graziosissimi. La sua tavolozza è di sovente quella del Tiziano.

Chiamato a Milano da Lodovico il Moro, compose maravigliose opere, fra le quali, in pittura, il celebratissimo dipinto: La Cena degli Apostoli detta comunemente il Cenacolo. Quest’opera mostra quanto grande fosse il suo autore nella pittura, giacchè Raffaello non l’avrebbe sdegnata per opera sua. Questo grandioso diphito, una delle più superbe opere del Vinci, egli l’eseguì nel refettorio dei