Pagina:De Blasis - Leonardo da Vinci, 1872.djvu/16

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delle figure che s’innalzavano da loro stesse, e dopo si posavano a terra. Poteva questa invenzione motivare quella dei palloni aereostatici. L’ingegno matematico-meccanico del Vinci uguagliava il suo ingegno artistico-poetico. (4)

Egli, in Milano, mostrò di essere un profondo ingegnere, nel condurre in questa città le acque dell’Adda col mezzo di un canale di una esecuzione difficilissima, a segno, che sino allora si era creduta impraticabile. Tutti gli ostacoli cedettero alla portentosa mano di Leonardo, e le acque attraversarono le valli e i monti. — Egli operò l’unione dei navigli dell’Adda e del Ticino, imaginò le conche e le cateratte che vediamo in opera sul Naviglio, incominciando da Pavia sino a Milano, e più oltre, mercè le quali venne attivata la navigazione da Milano al Ticino, ad onta di un disparatissimo livello di terreno, trasportandosi l’acqua dall’alto in basso, e viceversa. Stupenda opera idraulica. (5)

Leonardo fuse bronzi, animò tavole e pareti; riusci nella plastica, modellando egregiamente in creta ed in cera; fu lodevole scultore ed architetto, e perfezionò l’arte della prospettiva; ingegnosissima ed utilissima fu la sua invenzione della camera ottica, origine dell’odierna fotografia, ch’egli predisse mercè l’effetto che produceva codesto suo ritrovato che appellò: Camera ottica oscura. (6)

Il gruppo dei cavalieri che combattono una bandiera parve un miracolo dell’arte, e fu lo studio dei primi artefici.

Per commissione del duca Lodovico Sforza, detto il Moro, Leonardo intraprese pure l’esecuzione di un grande colosso equestre rappresentante il duca Francesco Sforza, colosso che venne distrutto dai Francesi condotti da Luigi XIII re di Francia, nella sua meritata sciagurata campagna d’Italia, in cui il suo grande esercito fu battuto a Seminara ed a Cerignole, — ed in ultimo, perduta