Pagina:De Blasis - Leonardo da Vinci, 1872.djvu/22

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avere rinunciato alla loro patria. A veramente reali liberalità egli aggiungeva i più delicati riguardi; impiegava le stesse negoziazioni per attirare alla sua corte artisti e dotti stranieri, come se si fosse trattato di unire una provincia al suo regno. Maestro Rosso ed altri rinomati pittori e scultori, nonché letterati e scienziati, furono pure chiamati a Parigi per abbellirlo e adornarlo di nuove meraviglie artistiche (9). L’architettura, ch’egli moltissimo prediligeva, si mostrò splendida e degna di lui, in vari grandiosi fabbricati. Il Louvre, che divenne pei lavori successivi uno dei più magnifici palazzi del mondo, dovette i suoi principii e le sue belle proporzioni a questo monarca. Il castello di Fontainebleau e quello di Chambord attestano egualmente il suo gusto per le arti belle.

La scultura fece i più grandi progressi sotto il suo regno. Il Mausoleo, che la di lui gratitudine fece erigere a Luigi XII, diede principio in Francia ad un nuovo ordine e carattere di monumenti. Ben tosto i palazzi de’ re e gli hòtels dei grandi signori furono ornati di statue, le quali già dimostravano che i capolavori antichi, e quelli di Michelangelo, non erano stati infruttuosamente contemplati e studiati da Filiberto de Lorme, da Giovanni Cousin, Pietro Bontemps e Germano Pilon.

Allorché Raffaello diede a Francesco I un San Michele, che molto bramava di possedere, questo principe pagò detto quadro molto più caro di ciò che avrebbe sperato la modestia dell’artefice; quindi questi, con tutta la generosità del talento, offrì al monarca una Sacra Famiglia, di sua composizione. Francesco I accettò con la solita sua cortesia l’omaggio di Raffaello, dicendo: Les grands artistes ont droit à la même immortalité que les princes, et vont de pair avec eux.

Il monarca voleva pure alla sua corte Raffaello, ma Leone X lo ritenne a Roma, onde lavorasse alla basilica di San Pietro. Però Raffaello, grato alla generosità del re,