Pagina:De Blasis - Leonardo da Vinci, 1872.djvu/43

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netto, per arrivare alla perfezione della pittura, bisogna primieramente che avvezzi l’occhio alla massima esattezza, per mettere poi in pratica le regole dell’arte, e rappresentare tutte le cose; in secondo luogo è necessario che assuefaccia l’occhio al buono, per segregarlo dal cattivo, e per distinguere il bello dal buono, e il perfetto dal bello; il terzo requisito è che valuti le ragioni per cui una cosa è più bella di un’altra, e perchè sia di un certo modo, e non altrimenti, il che non si può acquistare senza buon talento e giudizio, nè senza certi studii, che in qualche maniera escono dai limiti della pittura (già accennati da noi), o almeno sono banditi da scuole pittoriche, ridotte a mestiere meccanico.

Gl'illustri fratelli Caracci studiarono le opere delle principali scuole, e si accinsero a provarsi in tutti gli stili, onde meglio esprimere l’ideale che in se avevano. Sorse, dalla fusione che fecero delle varie maniere e dagli studii dei grandi pittori che li precedettero, e dei pittori loro contemporanei, lo stile ed il carattere, che li immortalarono, e che formarono la loro scuola, la bella, la grandiosa, l’energica, la poetica scuola bolognese.

Leonardo diceva, che è facoltà del genio quella di trarre grande partito da un soggetto meschino, il quale sembra sterile alla generalità; — come è facoltà della mediocrità trarre una produzione debole, di niuno interesse, da un soggetto ricco e grandioso. Gli scrittori e gli artisti che più s’innalzarono al di sopra di coloro che percorrevano la medesima carriera, e che più s’illustrarono, lo dovettero in gran parte al dono della facoltà del genio, il quale tutto abbellisce, ingrandisce, magnifica, e sublima. Tutto questo fu osservato, ed il provò l’artista prediletto dalla natura e dall’arte.

Alquanto debole è il colorito di alcuni dipinti di Leonardo; quindi le sue carnagioni tendono al rossiccio. I critici osservano anche, ch’egli alcune volte termina il