Pagina:De Cesare - Roma e lo Stato del Papa I.djvu/107

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l'aristocrazia 89

con tocchi sobrii e felici, insieme alla Valdinievole. Il duca aveva conosciuto, prima e dopo il 1848, quasi tutto il mondo intellettuale del suo tempo, da Walter-Scott a Stendhal; da Nibby a Fea, in quel semplice appartamento alle Botteghe Oscure, ch’egli chiamava catacombe, o eremo delle Botteghe Oscure. Negli ultimi anni, il salone ebbe un colore più spiccatamente politico. Arnim, Odo Russell e De Canitz, prima che impazzisse, vi erano assidui; e con essi, i cardinali Pentini, D’Andrea, Di Pietro, De Silvestri, De Luca, e di giorno vi capitava, ma di rado, l’Antonelli. Nel 1859 fu per l’ultima volta visitato da Massimo d’Azeglio, venuto a Roma a portare il collare dell’Annunziata al principe di Galles, oggi re d’Inghilterra. Una consuetudine amichevole legava quei due insigni, tanto che il Sermoneta si fece assistere dal d’Azeglio in un duello, ch’ebbe nel 1848 col principe di Canino. Fu pure visitato dal principe di Galles e gli donò un piatto artistico, circostanza, che, tanti anni dopo, l’augusto personaggio ricordò ad Onorato Caetani, a Londra. Ricasoli, Minghetti, Massari, Bonfadini, Civinini e Bonghi, venendo a Roma, credevano loro dovere andare a salutare l’illustre patrizio, e furono suoi commensali. Dei principi regnanti, egli era legato da forte amicizia col duca di Saxe-Weimar, col quale ebbe un interessante carteggio. Gregorovius gli dedicò la Lucrezia Borgia; About parlò di lui nella Rome contempaoraine; Taine, nel suo Voyage en Italie; e tra i molti, che si onorarono della sua amicizia, basterà ricordare Ampère, sir David Brewster, Avy, Lafond e Despretz, Listz ed Hebert, Pietro Ercole Visconti, Giambattista De Rossi e Giuseppe Fiorelli.


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Nessun altro principe poteva paragonarsi a lui, e nessun salone al suo, onde non gli mancarono fastidi e gelosie, di cui sì vendicava con dei motti, che strappavano la pelle. Inesauribile la vena dei suoi epigrammi, molti dei quali sono rimasti nella memoria dei vecchi. Spesso erano bisticci di parole, ma di significante comicità. Egli non aveva passione per la politica, di cui non intendeva le esigenze, le doppiezze, le volgarità e le facili transazioni con la legge morale. Ricordava con terrore i