Pagina:De Cesare - Roma e lo Stato del Papa I.djvu/293

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

viaggio del papa nelle provincie 275

ordine della cittadinanza. Ma prima ancora che il coraggioso docu mento fosse presentato, la polizia procedette a perquisizioni, e cercò impadronirsi dei fogli, che circolavano per la città. Si dovette al patriottico ardimento di quattro cittadini, se, nonostante l’agitarsi della polizia, l’indirizzo fu potuto, due giorni prima dell’arrivo del Papa, consegnare al municipio, nelle mani del segretario generale Vannutelli, il quale lo rimise al senatore funzionante Angelo Antonelli, assente in quel giorno da Roma, e che alla sua volta lo presentò al fratello cardinale. A titolo di onore è doveroso ricordare i nomi di quei quattro, che furono Cesare Leonardi, David Silvagni, Angelo Tittoni e Giovanni Costa, il pittore, conosciuto col vezzeggiativo di Nino Costa, liberale schietto, cuor d’oro, e indole piuttosto balzana.

Il superstite dei quattro, il Leonardi, ricorda che, portando l’indirizzo al Campidoglio, ne tolsero le pagine sottoscritte, perchè i firmatari non ne avessero danni 0 molestie, e che, presentandolo al Vannutelli, non gli esposero di che si trattava, ma solo lo pregarono di consegnarlo al senatore, nè dissero i loro nomi, nè il Vannutelli li chiese, forse perchè li conosceva: certo |è che non li denunziò alla polizia, e solo il Tittoni ebbe qualche molestia. Il Vannutelli si condusse da galantuomo, ma non parendo abbastanza sincera la sua ingenuità, fu prima rimproverato, e poi messo a riposo.

L’indirizzo, che porta la data del 1° settembre, fu presentato il giorno 3 dello stesso mese; ed era del tenore seguente:


All’Ecc.mo Municipio Romano.
Eccellentissimi Signori,

Il viaggio del Sommo Pontefice nelle provincie ha dato occasione ai cittadini delle più cospicue città dello Stato di fargli porgere per mezzo delle magistrature municipali petizioni scritte e firmate chiedenti migliorie nell’amministrazione e nella legislazione del paese. Questo esempio di civil franchezza e moderazione intendono i qui sottoscritti cittadini di Roma imitare.

Che le condizioni dello Stato romano, da lungo tempo non prospere, siano ora più che mai tristi, non può negarsi se non chiudendo gli occhi sul vero; perocchè da parecchi anni siasi di fatto perduta l’indipendenza dello Stato col perpetuarsi degl’interventi, e mentre furono scontentati i popoli pei cresciuti aggravi e rigori, d’altra parte e l’amministrazione e la