Pagina:De Joinville, Galvani - La sesta crociata - 1872.djvu/35

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lezione preliminare. xxxv

sermo nulla s’accresce, qualora esca in sermonem, valendovi solo l’aumento ad indicare accusativo quello che prima era nominativo.

Così era pure di quasi tutte le voci che risolvendosi uscivano in on, le quali cioè, foggiandosi sull’avvertita terza declinazione imparissillaba, contraevano, appunto come vedemmo avvertito dal nostro Raimondo Vidale, il nominativo loro singolare. E però barone, meglio confrontando col latino vir, (poi viro-vironis, il forte) faceva nel soggetto li bers o li bars, non li baron, ma baron bensì in tutti gli altri casi: e garzone, se pure si mostrava garson o garçon in tutti i regimi, era guars o gars nel soggetto, e da questo soggetto appunto il Beato Jacopo da Todi traeva il suo garzolino per garzoncello. A somiglianza di ciò i nomi proprii degli uomini, i quali per la nordica loro origine erano per lo più corti ed aspri di consonanti, quando si volevano declinare in qualche modo alla Romana, si aumentavano in on, non già per vezzo nè per accrescimento, non per forma insomma di ipocorismo o di magnificazione, ma per solo e semplice indizio ch’essi non erano più nominativi singolari. Perciò, siccome vedemmo in Limosino, così in antico Francese, il nome Guè o Guenels, declinandosi faceva Guenelon, donde i nostri Gano e Ganellone applicati ad un sol uomo senza che si potesse render ragione di tale varietà d’uscita, ignorandosi dai nostri Grammatici la regolare distinzione casuale ammessa dalle lingue d’oc e d’oil, e però gli scrittori succeduti coll’usanza indifferente