Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/123

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— È qui? — esclamò Beatrice, balzando via, come se le avesse detto: c’è una biscia nel letto. — È venuta la Cherubina?

— Non ancora.

— E i ragazzi? Sei buona di vestirli? E il lattivendolo è venuto?

— Nemmeno lui.

— Manda Ferruccio a chiamarlo e a prendere il pane.

— È già andato alla stamperia, questa mattina.

— Bene, vengo io.

Arabella entrò nello stanzino, dove Mario e Naldo cicalavano in letto sotto le coltri, facendo padiglione con le gambe. Non sapevano capire perchè papà fosse morto e che roba fosse la morte. Per Naldo, il minore, la morte era qualche cosa di somigliante ad un cavastivali, che si vedeva dietro l’uscio, appoggiato al muro, terminato in due corna di legno.

Demetrio ebbe ad aspettare un bel pezzo prima che sua cognata fosse visibile. Non perdette però il suo tempo. Era una settimana che andava raccogliendo conti e conterelli, senza quelli che gli portavano a casa spontaneamente i creditori nella speranza che egli potesse pagare. Oltre al grosso debito verso il Martini — che bisognava pagare per