Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/147

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— Si accomodi, ma faccia presto.

— Son già seduto, grazie, obbligato. Non guardi se ci ho un vetro rotto nel mezzo. È una memoria che conservo, una grazia ricevuta dalla madonna. È stata una cavalla che aveva mangiata della cattiva stoppia, sprrang.... mi regalò un calcio qui nell’occhio. Si è rotto il vetro, ma la testa, oh, sì!.. testa di bronzo, corpo del diavolo!

— Ho l’onore? faccia presto....

— Ecco, l’onore veramente è una parola troppo di lusso per un uomo che non ha avuto nemmeno il tempo stamattina di farsi lustrare gli stivali. Son venuto a piedi da San Donato a Milano, e c’era un fango alto così....

— Senta, si sbrighi....

— Stia comodo, caro il mio carissimo sor Demetrio, che in un pater, ave e gloria la minestra è cotta. So bene che i regi impiegati non hanno mai troppo tempo da perdere coi signori contribuenti. So da un pezzo quel che significhi un regio impiegato.

Il vecchiotto color mattone accompagnò queste parole con un suo gesto favorito, che consisteva nel porre il dito indice alla coda dell’occhio, sporgendo un poco le labbra e aguzzando lo sguardo a una sopraffina espressione di mariuoleria.

— Non mi levo il cappello perchè sono sudato e poi noi siamo americani. Sono stato a