Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/153

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messe, è come aver messo le pezze e l’unguento su una gamba di legno.

— E viene a contarle a me queste cose? — gridò Demetrio in preda a una convulsione nervosa, che non seppe più dominare alla presenza del suo capo ufficio.

— Non è lei il fratello di suo fratello?

— Io non ho promesso niente a nessuno.

— Lei è il tutore dei minorenni.

— Io sono il tutore di nessuno....

— C’è un’obbligazione, corpo del diavolo! e a un Chiesa di Melegnano non si dànno ad intendere delle ciarle.

Il vecchio strillava come un’oca: e a lui di ripicco l’altro:

— A un Chiesa di Melegnano io dico che non lo conosco.

— Dunque il signor Demetrio non crede alle mie parole.... — strillò di nuovo il vecchio, alzandosi e picchiando in terra il suo bastone bistorto.

— Io credo che lei è un gran buon uomo.

Queste parole furono come un secchio d’acqua sopra un gran fuoco che divampa; che non lo smorza, ma lo umilia per un momento, facendolo stridere quasi irritato in mezzo a un nugolone di cenere.

Cambiando il tono chiassoso in un tono sibilante e canzonatorio, il Chiesa cominciò a dire con un sorrisetto di acerba ironia: