Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/174

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galantuomo aveva fatto nella sua vita il giardiniere, l’arrotino, il guattero, il sacrestano, e, divenuto vecchio, sordo, debole di gambe, s’era ridotto a tirare i mantici e a trasportare i contrabassi e i violoncelli degli allievi che vanno al Conservatorio.... Era insomma una specie di artista anche lui, ridotto dalla miseria dei tempi a vivere in una soffitta sotto il colmo del tetto, due scalette più in alto di Demetrio.

— A che ora c’è la messa a Sant’Antonio? — gridò costui.

— Alle dieci e mezzo — rispose il sordo, che sapeva pigliare le parole al volo. — Viene a dirla un vescovo missionario chinese colla coda, che è a Milano per la liberazione dei moretti. — Giovann dell’Orghen rise all’idea di quel vescovo colla coda. — Oggi non tiro i mantici, perchè sto sul campanile a suonare le campane a festa. Sentirà tra poco che concerto. Altro che Verdi!

E il buon diavolo tornò a ridere, alzando la faccia pulita colla barba appena fatta e colla pelle quasi lucente, sotto un magnifico cappellino di paglia, o magiostrina, come dicono, preludio di primavera.

— Gli ho portato il latte bianco e il pane cotto nel forno — disse ancora collocando la roba sulla tavola — e vado subito perchè il prete m’ha promesso anche la cioccolata.