Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/329

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 319 —

glio, — va bene? — e mi viene in mente di entrare nella stanza qui sotto, dove non sono mai entrata dopo la partenza di Beatrice e di Arabella. Apro per caso il cassettino della tavoletta, e guarda che cosa trovo....

La Carolina cacciò la mano in una delle grandi tasche del suo grembialone, svolse un cartoccio e tirò fuori un filzolino di capelli biondi, proprio di quel biondo come non ce n’è un altro al mondo.

Paolino si rizzò sul gomito e aprì gli occhi e la bocca davanti a quel filzolino, che la sorella teneva sollevato in aria.

— Ti paiono i suoi?

Paolino li prese tra le dita, li palpò, crollò il capo forse per asciugare nell’aria una sciocca commozione che gli penetrava il cuore, e tornò a piombare sul cuscino.

— Ai sogni si può credere e non credere, perchè non sono articoli di fede. Ma io dico che il Signore ha tante strade per andare a Roma e che alle volte bisogna lasciarsi guidare dai piccoli segnali. A furia di piccoli grani i frati di Chiaravalle facevano seicento moggia di frumento. Un parere te l’ho dato ieri mattina.

— Quale?

— Che tu andassi a Milano in cerca di Demetrio.