Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/100

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ed egli quasi voleva potersi dividere fra loro, come un tempo avrebbe fatto senz’altro; ma poichè ciò gli riusciva impossibile, malediceva sinceramente il fascino che aveva esercitato, l’irresistibile potenza di seduzione della quale altre volte s’era compiaciuto e adesso apprezzava le conseguenze funeste...

La Principessa, sentendo nuovamente fuggire le sue speranze, ricominciò a implorare; ma più egli vedeva l’insanabile acerbità di quella disperazione, più capiva di non poterne cagionare una simile. Supplice ancora, l’antica amante non addusse più in proprio sostegno le prove d’amore che gli aveva date, la rovina che aveva affrontata, l’irreparabile perdita del proprio onore; non accusò di disonore quell’altra.

— Tu sei mio, — supplicò, — per quel che m’hai fatto soffrire.

Quell’altra non soffrirebbe egualmente?

Allora soltanto la Principessa chinò il capo, non trovando nessun argomento da opporre allo scrupolo di Don Giovanni.

Sa ella, invece, che cosa fanno quasi tutte le donne in una condizione simile a quella di costui? Le Donne Giovanne — veramente il loro nome è un altro!... — presumono di tenersi a fianco l’amante abbandonato ed implorante senza sbarazzarsi dell’altro per il quale l’hanno abbandonato! E sono ancora gli uomini, le menti più logiche e gli animi più dignitosi, quelli che non accettano tale situazione, e preferiscono soffocare la propria passione — ma con poco merito, dopo che hanno conosciuto che cosa valgono coteste creature...