Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/107

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tono di discreto rimprovero mi dice: «Disperavo di vedervi arrivare. Sono due ore che v’aspetto!». Balbetto qualche scusa, stringendole una mano che stende verso la mia. Seggo, ed abituati gli occhi alla penombra, vedo a poco a poco disegnarsi la figura di Donna Clara. E’ distesa sopra un’ampia poltrona; porta una veste da camera gialla, a lungo strascico, guarnita di merletti neri: una cosa incredibile! I capelli non le si arruffano come di consueto sulla fronte e sulle tempie; ma sono elegantemente acconciati. Trasformazione totale! Per l’aria c’è un odore composito ed acutissimo. E niente Betsy!... Io rinnovo le mie scuse per il ritardo, invento una serie di brighe impreviste. Donna Clara mi parla dell’albergo, della sua corsa mattutina per la città; e niente domande! Guardando un poco per il salotto, io scopro la scaturigine dell’odore: sopra il pianoforte c’è un vaso con un magnifico mazzo di fiori: una quantità enorme di rose che fanno corona ai calici purissimi di tre o quattro gigli. Di che cosa mi parla Donna Clara? Di un libro di versi che sta leggendo e che le piace molto: a un certo punto cerca sul guéridon il volume e me lo porge.

«Avvicinatomi per prenderlo io scopro che l’odore non viene soltanto dai fiori: da tutta la persona di Donna Clara esala un profumo di non so che cosa. Mentre sfoglio il libro ella s’accomoda meglio sulla poltrona, rovesciando il capo sullo schienale e stendendo le gambe che si delineano sotto le pieghe della veste. Allora, non so come, non so donde, non so perchè, un’idea mi passa per il capo: un’idea inverisimile, assurda, bislacca: che Donna Clara sia... donna! T’è mai venuta, quest’idea? Hai creduto mai possibile che costei susciti un desiderio?... Ma è un lampo, e passa subito. Ella m’invita a leggere qualcuno di quei versi — versi inglesi, s’intende — ed io eseguisco. «Come vi piacciono?» Dichiaro che sono bellissimi; in verità ci ho capito poco o niente. «Leggete,» mi dice, «La spalliera dei lilla.» Cerco nell’indice questa spalliera, e leggo. Mi accorgo di leggere malissimo, d’amputare qualche piede a certi versi e di crescerne