Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/117

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


È bensì vero che questi uomini sono tanto accensibili che qualunque donna, anche non bella, può essere oggetto del loro desiderio; tuttavia il desiderio ardente, se per un verso è di facile contentatura, è anche capace d’apprezzare molto più che il tepido le qualità dell’oggetto; così noi vediamo che, mentre tutte le donne possono essere desiderate, pure il loro dovere è di essere belle. Ciò che io vorrei farle particolarmente notare è che l’ammirazione degli uomini per la bellezza arriva a tal grado, da liberarsi dall’istinto erotico che la determina e da mutarsi in un culto quasi ideale, in un sentimento estasiato e purissimo. Già Enrico Heine aveva malinconicamente confessato: «Io non ho mai amato altro che statue e donne morte...» Guido de Maupassant dice: «Se avessi da scegliere fra la più bella delle creature vive e la donna dipinta da Tiziano, io preferirei la donna dipinta da Tiziano». Capovolgiamo la proposizione e facciamo che una donna debba scegliere fra il più bell’uomo vivo e l’Apollo del Belvedere: costei sceglierebbe... un abbonamento a un giornale di mode.

L’autore di Bel-Ami, dunque, avendo visto nell’album d’un viaggiatore la fotografia della Venere siracusana, narra che s’innamorò di lei «come ci si innamora d’una donna viva. Ella, probabilmente, mi decise a fare il viaggio: io parlavo e sognavo di lei assiduamente prima ancora d’averla veduta.» E arrivatole dinanzi così comincia a parlarne, senza nominarla, quasi non si possa dubitare di chi parla: «Entrando nel museo la scorsi in fondo a una sala, bella come l’avevo imaginata... Non è la donna poetizzata, la donna idealizzata, la donna divina o maestosa come la Venere di Milo; è la donna come realmente è, come noi l’amiamo, come la desideriamo, come vogliamo abbracciarla. E’ grassa, col petto forte, l’anca potente e la gamba un poco pesante; è una Venere carnale che sogniamo coricata vedendola in piedi. Il braccio che ha perduto nascondeva le mammelle; la mano che le resta solleva un drappo per ricoprire, con un gesto adorabile, le grazie più misteriose. Tutto il