Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/118

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


corpo è fatto, concepito, inchinato per questo movimento tutte le linee vi si concentrano, tutto il pensiero vi corre. Questo gesto semplice e naturale, pieno di pudore e d’impudicizia, che nasconde e mostra, vela e rivela, attira ed evita, sembra definire tutta l’attitudine della donna sulla terra;» — (quell’attitudine contraddittoria, ella noti di passata, sulla quale ho già richiamato la sua attenzione). — «E il marmo è vivo. Vorremmo palparlo, con la certezza che cederà sotto la mano come carne. I fianchi, segnatamente, sono animati e belli in modo inesprimibile. Si svolge in tutta la sua grazia la linea sinuosa e grassa dei dorsi muliebri che va dalla nuca ai talloni e che mostra, nel contorno delle spalle, nella rotondità decrescente delle anche e nella lieve curva del polpaccio assottigliato fino alla caviglia, tutte le modulazioni della grazia umana. Un’opera d’arte non è superiore se non quando è nello stesso tempo un simbolo e l’espressione esatta di una realtà. La Venere di Siracusa è una donna, ed è anche il simbolo della carne.»

Qui il Maupassant fa una digressione per parlare di quell’amore misterioso e mistico che suscita la testa della Gioconda e lo sguardo di certe donne vive. La Venere di Siracusa non ha testa. E ciò nonostante, quantunque per la mancanza del viso e dello sguardo parrebbe dover mancare anche l’espressione, ella ha pure il suo significato. Se lo sguardo di certe donne ci dice cose che realmente non sono nelle loro persone e determina in noi un’esaltazione per la quale ci crediamo capaci di spiccare le stelle dal cielo, altre eccitano nelle nostre vene l’impetuoso amore dal quale è uscita la nostra razza. «La Venere di Siracusa è la perfetta espressione di questa bellezza potente, sana e semplice. Ella non ha testa! Che importa? Il simbolo è perciò stesso più integro. E’ un corpo di donna che esprime tutta la poesia reale dell’amplesso.»

Ora un pittore tedesco amico mio, Franz von Rödrich, andato anche egli in pellegrinaggio a Siracusa per ammirare il portentoso marmo, ne restò, come accadde al Maupassant e come accade a quanti hanno