Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/165

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giusto? Sono ancora giovane e piacente, ho ancora molti anni dinanzi a me per compensare quelli passati fra tante angustie. Vo’ conoscer la vita, vivere anch’io, libera come l’aria, arbitra di me stessa: voglio amare, lottare, soffrire anche, che importa? ma vivere!...

«E facendosi vento col grande ventaglio di piume bianche, dalle stecche di tartaruga bionda, che agitava con moto largo e maestoso, s’atteggiava a gran signora, non dimostrava alcuna maraviglia, anzi pareva tutta soddisfatta nel vedere questo strano avventore pendere dalle labbra di lei, chinare il capo in atto ossequente a tutto ciò che ella diceva, senza toccarle la punta di un dito... E dalla tristezza, dal rancore, dalla maraviglia io passavo finalmente a un senso di sottile compiacimento spirituale. Ero venuto a cercare il piacere dei sensi e trovavo quello del pensiero, nel curioso paragone psicologico che s’era imposto alla mia attenzione e mi forniva gli elementi d’una specie d’equazione morale. Come l’esercizio d’uno stesso mestiere e l’influenza d’uno stesso ambiente imprimono nelle persone nativamente più dissimili un carattere di simiglianza, così tra la mercenaria e la dama che in condizioni e a patti diversi vivevano dell’amore, le differenze s’andavano riducendo, per adoperare ancora il linguaggio delle scienze esatte, infinitesimali e trascurabili: la cortigiana nel salire verso la signora, questa nel discendere, tendevano a darsi la mano. Fra quelle due anime si poteva veramente già porre il segno dell’eguaglianza.»



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