Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/164

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mercenaria faceva sfoggio, quante volte non era stato addotto dall’altra? E, segno più notevole, entrambe quelle donne chiedevano all’arte un contenuto morale, mentre una di esse faceva pubblica professione di immoralità, e l’altra... sì, l’altra s’era posto sotto i piedi tutte le leggi e tutti gli scrupoli?... Avevo però io veramente il diritto di riconoscere queste cose? Non avevo io stesso amato d’un immorale amore, spingendo l’antica amante ad una nuova caduta?... Tuttavia pensavo che c’è una specie di virtù anche nella colpa, come c’è una specie di logica nella pazzia. Perchè dunque la donna che ebbe il fiore del mio sentimento, alla quale io volli esser legato da un legame indissolubile, non se ne contentò e scese ancora per le scale del vizio, se non perchè appunto del vizio ella aveva l’istinto ed il genio?... E negava l’onestà delle altre, come questa — incontro ancora più rivelatore! — e quando aveva riconosciuto la falsità della propria situazione s’era giustificata rigettando la colpa sugli altri, sulla famiglia, sul marito — come questa, ora!... Intanto che la ciarliera continuava a citar nomi di gente nota, ad enumerare le sue relazioni e a giudicar di tutto e di tutti con una vanità e una presunzione più grossolane, ma non essenzialmente diverse da quelle dell’altra; intanto che a furia di rovesciar parole sopra parole ella si contraddiceva, dimostrando a propria insaputa d’aver detto una quantità di menzogne — ed anche l’altra non aveva quest’abito? io non riuscivo a spiegarmi, tanto n’ero stupito, come entrambe quelle donne si fossero lagnate con le stesse precise parole del destino che le aveva unite con uomini indegni di loro: «Una persona sciocca, egoista, volgare, incapace di render felice una donna come me!...» Come me, cioè vana, ingannatrice e falsa, a cominciare dal viso imbellettato e dai capelli tinti, fino al cuor sordo ed alla mente vuota! Come me, cioè perfida, sfrenata ed impudente fino a pretender negli altri le cose delle quali ella era la negazione vivente...

«— Ho troppo sofferto, — udivo dire in quel punto, — e adesso vo’ prender la mia rivincita: non è forse