Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/163

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ella donna. Con gli occhi della mente io ne vedevo ora un’altra, l’Idolo dei tempi andati, la creatura della cui perdita non m’ero mai tanto crucciato come un’ora innanzi, quando, in cerca di distrazioni, per uccidere l’immensa noia, per procurarmi un istante d’oblio, avevo seguito costei la cui voce mi faceva ora l’effetto di un confuso ronzio, in mezzo al quale solo di tratto in tratto afferravo un lembo di frase. E non era molto umano il mio cruccio? Il valore da noi attribuito alle cose ed agli esseri non è sempre relativo e tutto dipendente dal reciproco paragone al quale li sottoponiamo? Non mai, pertanto, come in presenza di quella volgare creatura io avevo apprezzato il valore dell’Altra già stimata nobile e rara. Perchè, dunque, superato il primo momento di tristezza e quasi d’ambascia, la meraviglia avea occupato il mio spirito? Perchè mai, soltanto a considerare gli artifizii di eleganza, l’esagerazione del taglio e lo sfoggio di colori nell’abito che la mia compagna indossava; soltanto a esaminare l’affettata ricercatezza delle mosse e dei gesti di costei, già inconsapevolmente il paragone istituitosi nel mio pensiero cominciava a dare risultati diversi dai primi, e dove avevo visto un abisso, vedevo ora simiglianze ed affinità? Disprezzavo tanto l’antico oggetto dell’amor mio fino a giudicarlo poco diverso da questa donna che cercava clienti per le strade?... Certo, la critica nasce quando la fede muore; ed io che avevo un tempo attribuito tutte le bellezze e tutte le grazie a un’indegna, mi trovavo ora in una disposizione d’animo che avrebbe umanamente spiegato la radicale mutazione del mio giudizio; ma questo giudizio nuovo dipendeva tanto poco da considerazioni interessate, che il mio primo movimento, nel ricordare il passato, era stato tutto di rammarico. Il giudizio mi s’imponeva, invece, e derivava interamente dall’esame del quale facevo oggetto la donna che mi stava dinanzi. Come avrei potuto restare indifferente alla rivelazione d’una fisionomia morale che offriva tanti strani, imprevisti riscontri con quella che un tempo m’avea deliziato? Quell’ostentato e così mal corrisposto amore dell’arte del quale la