Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/171

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pazzo e a piangere come un bambino, credendola morta; ma ella lo aveva costretto a fuggire, a nascondersi; e aveva asserito d’essersi ferita cadendo, e lo aveva salvato dalla galera e dalla fame, togliendosi il pane di bocca per sovvenirlo nel rifugio da lei stessa procuratogli.

La narrazione di questo amore fatta con grande volubilità, divagando, sorridendo, cantilenando, procurò un gran senso di freddo al poeta, il quale, interamente tornato in sè, avrebbe pagato qualche cosa per essere fuori di quel luogo e lontano da quella creatura. Come doveva esser mostruosa, se l’amore non l’aveva redenta!... Ma imbarazzato più d’un adolescente alla sua prima scappata, egli non sapeva ancora come fare per andarsene, quando la donna, credendo esaurita la curiosità di lui, si mise a cantilenare:

   Amour, mystérieux oiseau?

e cominciò a slacciarsi il corpetto. Allora egli scorse, sulla mammella destra, in prossimità del capezzolo, un’altra riga più piccola, un’altra cicatrice più bianca, più sbiadita, appena notabile sull’avorio della pelle; la cicatrice d’un’altra ferita meno grave ma molto più antica.

— E questo? — domandò, punto da una malsana ma prepotente curiosità dinanzi a quella turpe carne crivellata. — Un altro colpo di coltello?

La donna rispose, sorridendo un poco:

— Oh, no! Un’operazione dolorosa, un taglio che dovettero farmi, al primo latte.

— Hai avuto figliuoli?

— Due.

E riprese a narrare. Uno l’aveva avuto col marito, dieci anni addietro; il secondo dopo. Suo marito era matto per quel bambino, ed anche per lei; a segno che, dopo la sua prima fuga con un ufficiale, la riprese in casa quando costui la lasciò. Ma ella era insofferente del giogo coniugale, e la rischiosa avventura e il perdono ottenuto, invece di persuaderla a restarsene