Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/250

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dire che l’accordo degli interessi è molto più raro che non il loro conflitto. Disgraziatamente ancora, comunque il conflitto finisca, il danno è inevitabile: se faccio vincere l’interesse dell’altro a scapito del mio, me ne pento e mi giudico debole e sciocco; se vince il mio, me ne pento egualmente, giudicandomi duro ed ingrato...

Come mai siamo venuti a discutere di queste cose? Ah, ecco, rammento: per ciò che le narrai l’ultima volta. Un amante abbandonato, che vuole e non può guarire dell’amor suo perchè spera piuttosto, anzi arde di riottenere l’amore che gli fu sottratto, guarisce improvvisamente appunto quando l’ottiene! La soddisfazione dell’amor proprio è pertanto fatale all’amore. Si potrebbe vedere qui una graziosa assurdità, se appunto il predominio dell’egoismo non spiegasse logicamente l’apparente controsenso. Di controsensi ancora maggiori non mancano gli esempii. Il conflitto inestinguibile tra l’amore e l’amor proprio genera assurdità delle quali non solamente si sdegnano gli spettatori indifferenti o i giudici; ma anche, e più di tutti, le stesse persone nelle quali si producono. Io ne so una che mi pare veramente straordinaria per la sottigliezza dell’argomento egoistico e che prova quanta parte abbia la vanità nell’amore e come l’amore muore quando la vanità non è più contentata.

— Bisogna pure riconoscere, — mi narrò una volta una persona, — che noi siamo fatti a un modo assai strano e che, se la felicità ci sfugge, il massimo ostacolo al suo conseguimento procede da noi stessi, dalle intolleranze, dalle contraddizioni di questa nostra inesplorabile natura.... Io v’ho ben detto che l’amore di quella donna fu per me, in un periodo molto oscuro della mia esistenza, un divino nepente, un elisir di vita, la fonte deliziosa alla quale si disseta avidamente l’arso pellegrino che già stava per accasciarsi sull’arena scottante, in attesa di entrare nell’Oasi eterna ed infinita. Quando io paragonavo l’uomo nuovo che quella passione aveva fatto di me, al lamentabile personaggio antico, dal cuore sanguinante, dallo spirito