Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/55

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le diè prova d’una discrezione così reverente, che ella vide confermate le proprie imaginazioni intorno alla nobiltà dell’animo di lui, e non trovando più ragione di sottrarsi all’amore, si lasciò finalmente andare alle dolcezze troppo lungamente rifiutate. Corse una stagione molto felice, specialmente per lei. Una causa di discordia, in amore, ciò che avvelena l’amore più fortunato è quella specie di contrattempo morale per il quale gli stati d’animo dei due amanti non coincidono: se l’uomo supplica e la donna resiste, se la donna cede e l’uomo trionfa, ciascuno dei due amanti proverà gli stessi sentimenti dell’altro, ma in tempi diversi, anzi con ordine inverso. Il puro affetto, l’onesta amicizia non solamente bastavano alla dama, ma erano il suo desiderio e il suo sogno; appunto per la sfiducia di poterli mai ottenere ella s’era difesa contro le tentazioni quotidiane. Noi abbiamo detto, mia cara amica, che le donne non sono, generalmente parlando, ardenti: ma se la media di esse sta, poniamo, a una temperatura di 10 gradi — essendo 30 quella degli uomini — alcune salgono fino a 15, altre scendono a 5. La nostra protagonista è fra quest’ultime. Suo marito, rompicollo famoso, la disgustò dell’amore rivelandogliene alcuni modi dei quali gli uomini sono ingordi ma che le donne non capiscono se non in circostanze molto rare d’ardore sensuale. Separata dal marito, visse lungamente nella castità; e l’amor casto le era, come si dice in matematica, tutt’in una volta necessario e sufficiente. Ma un uomo poteva lungamente sopportarlo? Ella era casta, ma non sciocca; e comprendeva che la sua propria soddisfazione doveva costare all’amico suo: vedendolo avido di prenderle la mano, di baciarle la bocca, di stringerla al petto, ella temeva che un giorno o l’altro non si sarebbe più frenato, che il purissimo incanto si sarebbe rotto; e ne gemeva, e i suoi gemiti arrestavano il riguardoso amante; al quale ella pensava che un giorno avrebbe dovuto pur cedere, ma era frattanto grata della discrezione. Ora, l’inverno scorso, quando le cose della Colonia Eritrea si guastarono e tutti in Italia trepidavano