Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/64

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peva il giuoco dell’illusione, aveva altre ragioni per credere alla saldezza di questo legame — il penultimo dei suoi amanti, dico, fu Enrico Sartana. Era stato quasi suo promesso prima dell’infausto matrimonio con Guglielmo di Casaura; s’erano amati del puro amore della prima giovinezza; poi non s’erano più visti. Incontratisi dopo più di vent’anni tempestosi per entrambi, negli stessi luoghi dove avevano sognato di unirsi, in Sicilia, a Palermo, il sentimento antico si venne ridestando. Questa resurrezione procedè per vie opposte: mentre in lei derivò dalla paura d’essere disprezzata per la vita troppo avventurosa, dall’idea che Sartana dovesse stimarsi fortunato di non essersi legato a una donna che aveva fatto tanto e così male parlare di sè, dalla secreta speranza di mostrarglisi migliore della propria reputazione; egli invece pensò a lei pieno di pietà e di commossa simpatia per le disgrazie delle quali la credè vittima. C’era in questa benigna disposizione di lui il rimorso di non aver forzato la mano alla propria famiglia? C’era la presuntuosa certezza che, se fosse stata sua moglie, ella non avrebbe pensato a tradirlo e sarebbe vissuta felice ed onesta? O non piuttosto la brama di averla lo disponeva a tanta indulgenza? Lasciamo stare quest’indagine; perchè, se dovessi dirle la mia opinione, io le direi che la pietà di Sartana e la pietà di tutti gli uomini per le adultere che da lontano condannano severamente, è semplicemente dettata dall’appetito, come la miglior via di soddisfarlo. Ho ragione? Confessi che la metto in un bell’impiccio. Ella vorrebbe darmi dello scettico perchè nego la sincerità d’un buon sentimento; ma poi pensa di applaudirmi, giovandosi del mio giudizio per sostenere che gli uomini sono incapaci di buoni sentimenti e non pensano se non alle proprie soddisfazioni!...

Comunque sia, fatto è che Sartana rammentò alla Duffredi il loro passato felice, e le lasciò dapprima intendere e poi le disse chiaramente la sua speranza di farlo risorgere, di tramutarlo in un più felice presente. La Duffredi, contenta d’ottenere la prova che egli non aveva orrore di lei, vinta ella stessa dai ricordi buoni,