Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/79

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ifferente?

L’amor proprio, che suggerisce simili persuasioni, si chiama vanità quando opera con poco fondamento, e degenera in fatuità quando non ha fondamento di sorta. Il pericolo di doversi dare del fatuo da sè stesso impedisce al nostro artista di accogliere la lusinghiera idea — quantunque essa non sia interamente gratuita. Dopo aver girato mezza giornata per i ministeri, egli ottiene il permesso di visitare l’Arsenale insieme con una dama; e mandata a memoria una descrizione del luogo per non fare cattiva figura, va a prendere la nostra signora. Saluti, complimenti, ringraziamenti, discorsi sui comuni amici di Flirtopoli, visita all’Arsenale, spiegazioni, esclamazioni dinanzi agli oggetti più curiosi; altri ringraziamenti, nuove strette di mano.

— Io resto ancora un poco a Cosmopoli, — dice la dama nel momento che il signore prende congedo: — spero che vi lascerete vedere!...

Egli non ha tempo di pensare se gli conviene cercare di lei, — come desidera in cuor suo, perchè quella donna è sempre più bella che mai e l’idea di poterne essere amato lo infiamma; — quando, il domani, riceve un nuovo biglietto. Questa volta ella lo invita, «se non ha di meglio da fare,» ad andare con lei, la sera stessa, al teatro.

Sarà quest’uomo ancora fatuo se penserà che questa donna lo invita all’amore? Non è evidente che lo vuole? Trascinarlo una prima volta all’Arsenale, il giorno dopo al teatro, col ritorno notturno in carrozza, in una città dove nessuno la conosce, non è una dimostrazione molto eloquente?

Ed egli l’accompagna allo spettacolo. Ella ha preso un palco di proscenio, uno di quei palchi — come ce ne sono nei teatri di Cosmopoli — dove non si è visti dagli spettatori, dove si sta come in un salottino della propria casa, liberi di fare ciò che più talenta: uno di quei palchi dove non si va se non proprio per essere liberi di fare ciò che talenta..... E allora, come è troppo naturale, egli che lungo la strada ha fatto molte spese di galanteria, che è molto eccitato