Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/106

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nelle proprie viscere, la Germania incontra il Medio Evo, con le memorie gloriose, le conquiste, la lotta contro i papi; s’incontra nella Riforma e vi trova Lutero, la guerra al papato, la libertà del pensiero, il sentimento religioso fortificato, ingrandito. Questa era la nuova letteratura in Germania, contemporanea alla nostra. In quanto sceglievansi le forme nel popolo, viventi, ripudiando le imitazioni classiche, in antagonismo alla vecchia letteratura la nuova si chiamò «romantica».

Il romanticismo, che ci venne mezzo secolo dopo, nasceva in Germania quando tra noi manifestavasi un nuovo contenuto ma in forme vecchie.

Qual era l’ideale romantico?

Noi ci facciamo un’idea strana dell’ideale, crediamo che sia un concetto, una idea circoscritta; immaginiamo che potendo concepire l’ideale possiamo diventare ideali, avere una letteratura ideale. Italiani e Francesi sentendo dire: — Ideale! ideale! — , pensarono di avere una letteratura ideale. Ma l’ideale non è l’idea, è un insieme, un tutto; sentimento, intelligenza fusi insieme, ciò che diciamo: anima in date disposizioni. Per raggiungere l’ideale non basta concepirlo astrattamente. Quando ad esempio si dice: — Amo la patria, amo una bella donna, amo la gloria — , ci è amore rettorico, non ci è l’ideale; una forma molto plastica, poco ideale. L’ideale è una certa disposizione dell’anima come l’aveva Dante, come l’ebbe anche Petrarca, come l’hanno avuta Tasso e Leopardi. Il povero Leopardi fu chiamato malato pel suo ideale! Or tutto questo può essere il modo di concepire di un popolo, la malattia di una nazione.

          L’ideale tedesco è rappresentato in tre parole: «intimità», «malinconia», «umore». A quest’ideale noi siamo stranieri, perciò esse meritano essere spiegate perché si comprenda che un popolo può avere quell’ideale, un altro no, tranne per eccezione qualche individuo.

          Prima condizione dell’ideale romantico è la disposizione dello spirito a sequestrarsi dal mondo esteriore, a chiudersi in sé, tra i suoi cari, a farsi un piccolo mondo, a rimanere straniero alla vita. Un tedesco con la sua famiglia, col suo giardino, i suoi