Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/215

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viii. storia e ideale nell’«adelchi» 209

dico, basta leggere il discorso in cui Manzoni con molta sagacia ed esattezza stabilisce gli elementi su cui fonda l’Adelchi. Ci trovate l’obbiettività storica e la parte psicologica, la quale sviluppandosi produsse poi la filosofia della storia. Vico, infatti, sulle leggi psicologiche della natura umana, controllate da profonda erudizione, stabilì le leggi generali. Potete dunque ammirare il progresso di un ingegno analitico che ha saputo chiarire molti fatti.

Ma che cosa è questo? È storia? No. È tragedia storica? Goethe loda la parte storica, la storia ce la vede, ma dov’è la tragedia? Dove è l’arte?

Ricordate qui ciò che altra volta ho detto: lo storico narra e narrando mostra i motivi interni de’ fatti, il filosofo cerca innalzare a leggi generali i fatti psicologici speciali e cavarne la filosofia della storia: quegli narra, questi ragiona, cerca. E l’artista? L’artista produce, crea, e se prende quei materiali storici, dipinge, scolpisce, mette in musica, mette in versi. L’arte è produzione.

Ebbene, questi materiali storici così diligentemente raccolti ed esposti da Manzoni, per cui è tanto giustamente lodato da Goethe e da Fauriel, han dentro di sé la forza intima che raccoglie gli atomi, li compenetra e ne fa un tutto solo, vivente? Se trovate nell’Adelchi semplice successione di fatti, senza processo logico, senza forza centrale che valga a raccoglierli e formarne un organico insieme, senza interesse drammatico, è evidente che il principale obbietto è nella parte storica e la tragedia ci sta come un’aggiunta.

Manzoni stesso quella domanda se l’ha fatta, sentiva che in ciò ch’egli voleva fare non v’era materia tragica, che il semplice materiale storico non basta a produrre un’opera d’arte, e avendo un falso concetto dell’arte, falsamente s’è condotto, volendo innalzare quel materiale a vita artistica.

Per Manzoni il materiale storico è il reale, l’arte è l’ideale, e questo per lui è innanzitutto l’inventato, l’immaginato. Ma perché il poeta non si contenta della realtà? Perché, dice Manzoni, ciò che egli deve produrre dev’essere il mondo della poesia,

14 — De Sanctis, Manzoni.