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I

DEL ROMANZO STORICO E DEI «PROMESSI SPOSI»


Lezione I

Il romanzo storico è andato a poco a poco sciogliendosi nel romanzo intimo o contemporaneo, fuorché in Italia, dove è rimasto stazionario. Il che vuolsi attribuire alle condizioni politiche di questo paese. La vita pubblica era muta; né si concedeva di toccare altro che le cose passate; ogni allusione ai fatti presenti era punita. Onde il romanzo del Manzoni non è un monumento nazionale come la Divina Commedia, è un lavoro meditato nel silenzio del gabinetto, dove non troviamo la nostra vita, tutto ciò che ci agitava in quei tempi. Non solo ci manca il senso del presente, ma non è neppur lavoro di schietta ispirazione. L’autore ha trovato una critica bella e fatta intorno a questo genere e l’ha adottata. E però prima di passare all’esame del romanzo vogliamo darci conto di questa teoria critica, della quale si è valuto il Manzoni.

Fondatore del romanzo storico è stato Walter Scott. In mezzo ad un popolo tardi venuto a civiltà, che serbava ancor fresche le tradizioni dei suoi tempi eroici, egli se n’è lasciato ispirare, e raccoltele, ha edificato sopra questi materiali una serie di componimenti, che egli ha chiamato «romanzi storici». Di qui è nato un doppio impulso: nell’arte e nella critica. Da una parte ci fu un lavoro fecondo in Europa e in America, sicché per trent’anni siamo stati inondati di romanzi storici; dall’altra parte la critica s’impadronì di questa materia.