Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/188

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nire con Giordani e con Brighenti (brav’uomo), che la bontà di cuore vi si trova effettivamente, anzi vi è comunissima, e che la razza umana vi è differente da quella di cui tu ed io avevamo idea. Ma in Milano gli uomini sono come partout ailleurs; e quello che mi fa più rabbia è, che tutti ti guardano in viso e ti squadrano da capo a piedi, come a Monte Morello.

Quale incontro nella sua immaginazione! Recanati e Milano! Nel suo spirito entrava una certa timidezza, che gli faceva parere che tutti si burlassero di lui. La compagnia di Giordani, Brighenti, Pepoli, Papadopoli e altri amici doveva contribuire a mostrargli in Bologna tutto color rosa. Vi si sentiva amato e stimato. A Milano sta di malissima voglia «occupato in istudi che abbomina, senza un solo amico, e senza niuna certezza dell’avvenire». Non vi ha conosciuto che pochissime persone di merito, e tra queste nessuna disposta a concedergli la sua amicizia, eccetto il cav. Monti. Ricadendo nella vecchia e consueta malinconia, ciò che rimane più impresso nella sua immaginazione sono gl’incogniti che lo squadrano da capo a piedi, e vede la solitudine» di Milano a traverso le rimembranze di Recanati. I suoi giudizii non sono di un tranquillo osservatore, sono il riflesso dell’umore.

A Milano, grande e spensierata città, incredibile era l’ignoranza circa la letteratura del Mezzogiorno d’Italia.

I libri di Milano sono subito conosciuti nell’Italia inferiore, e quelli dell’Italia inferiore si conoscono a Milano o tardi o non mai.

Questo è anche un poco così oggigiorno. Immaginate allora. Con queste impressioni Leopardi si sentiva straniero a Milano, e anche a disagio in casa dello Stella.

Né Milano, né una casa d’altri, sono soggiorni buoni per me.

Finalmente lo Stella si persuade di non poterlo indurre a dirigere la sua «maledetta» edizione ciceroniana.

Gli ultimi giorni del suo soggiorno a Milano furono meno tristi, a giudicarne da lettere a Paolina e a Carlo. Si sente sec-