Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/254

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248 giacomo leopardi

Scrive al papà che ha fatto conoscenza e amicizia «col famoso Manzoni di Milano, della cui ultima opera tutta l’Italia parla». Esposizione secca del fatto, quasi egli fosse marmo, quantunque indovini la sua soddisfazione della visita del Niccolini, e della conoscenza col Manzoni. Questo stato marmoreo è detto dall’autore stoico de’ Dialoghi «indifferenza filosofica», ed è quel medesimo che, giovane, quando sentiva più, chiamava con disperata energia «ferreo sopore». Talora se ne stanca, e presente e chiama la morte:

Sono stanco della vita, scrive al Puccinotti, stanco della indifferenza filosofica, che è il solo rimedio de’ mali e della noia, ma che infine annoia essa medesima. Non ho altri disegni, altre speranze che di morire.

Il ferreo sopore era pur poetico, perché congiunto con la fresca rimembranza di un altro stato, e col sentimento e il dolore della privazione. L’indifferenza filosofica è affatto prosaica, divenuta un’abitudine contro la noia, ed essa medesima noiosa.

In qualche momento d’umor nero Leopardi si ribella contro l’abitudine, sente il peso dell’indifferenza, e può dire: «Certo è che un morto passa la sua giornata meglio di me». Quel passar la giornata «con le braccia in croce», quell’ozio «più tristo assai della morte», a cui lo costringe il mal d’occhi, è talora più forte della sua indifferenza filosofica, e gli abbuia la vita, non sì che gli dia virtù di fame una rappresentazione poetica, come fece già del ferreo sopore. Ma in generale la sua vita è tollerabile, messe le distrazioni che gli venivano dalle «molte conoscenze» e dai «buoni amici» e più in là dalla vista di Firenze, quando lo stato degli occhi gli consentiva uscire di giorno. Nelle sue lettere troviamo un umore uguale e prosaico, simile allo stato ordinario della più parte degli uomini, ciò ch’egli chiama indifferenza; il quale gli vieta o gl’inaridisce le impressioni, così tardo risentire, come è tardo il suo respiro e la sua digestione.

Scrivendo al carissimo signor padre il 4 ottobre, sappiamo che gli occhi sono migliorati e che comincia a uscire di giorno.