Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/281

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xxxviii. i nuovi idillii 275

e irriflessiva, tutta superficie e espansione. La coscienza ci è ed è fuori della scena; è nel poeta. A lui s’affaccia il suo sabato, la giovinezza con le sue brevi gioie. Poi quel suo volgersi al fanciullo, con aria non di pedagogo, ma di uomo mosso dall’affetto ed esperto della vita, quel: «fanciullo mio»; quello: «altro dirti non vo’», quasi non voglia turbare la innocenza di quella gioia, è cosa amabile in tanta serietà del pensiero. Questo è un quadretto dei più finiti, dove la forma ha l’ingenuità delle cose, con freschezza di disegno e di colorito.

Nella Quiete dopo la tempesta la scena è un paesello con gente rustica, aperta alle impressioni, con lontani orizzonti verso i campi e le valli. I particolari sono di una realtà comunissima, ma raggruppati e rappresentati in modo, che sembra per la prima volta ti balzino innanzi. Nelle cose penetrano i sentimenti, come è la gallina che ripete il suo verso, il ritorno del sole, il carro che stride e simili; prorompe una gioia tumultuosa, quasi la tempesta della gioia che succede a quella del cielo.

Questa bella descrizione è un po’ turbata dalla riflessione. Il poeta vuol sostenere l’antica sentenza che il piacere non è in sé niente di positivo e che non è altro se non la cessazione del dolore: uno dei concetti fondamentali del suo sistema. Fortunatamente, questo è un concetto sopraggiunto, che non penetra nella descrizione e non guasta quell’armonia e quella intonazione.

Cosí il Sabato e la Quiete rimangono due idillii deliziosi, usciti da una serena immaginazione appena increspata dalla abituale tristezza della riflessione. Questi chiari di cielo nel buio della esistenza, questi brevi idillii di una vita gioiosa nella tragedia universale, non mancano mai nella poesia leopardiana come mezzi di stile a contrasto o a rilievo. Ma in questi idillii la materia stessa della poesia ha una intonazione e un sentimento gioioso, che ce li rende cari e amabili, come rari intervalli felici nella amara esistenza.

Il poeta ha qui ritrovato il suo metro favorito: quella mescolanza di endecasillabi e settenarii, a rima libera, che gli concede ogni varietà di tinte e di effetti. La gravità dell’endecasillabo è