Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/301

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«la vita solitaria» 295

persona, che si sente sola. Quindi la poesia è tanto più bella quanto più bello è il paesaggio: per esempio una vallata svizzera, o uno di que’ siti pittoreschi dipinti da Walter Scott. Il paesaggio è indivisibile compagno delle poesie su la solitudine.

Anche Leopardi, in un momento della sua vita, sente l’incanto della solitudine, e volge le spalle a Recanati, dove odia ed è odiato, e dove maledice la luna, che rivela le facce umane, e desidera star solo ne’ campi e separato dagli uomini: gli si sveglia allora il godimento delle bellezze della natura. E in questa poesia troviamo molti paesaggi, molte bellezze, che gli offre la natura, e gli procurano felicità. In campagna sente la prima volta la bellezza dell’alba, svegliato da qualcuno, che picchia dolcemente, come amico, ed è la pioggia mattutina. Ed egli riempie il quadro di un bel paesaggio: la gallina che esulta, e il sole che sorge e batte co’ suoi raggi sulla pioggia, e i nuvoletti e l’aria serena, e i campagnuoli che si affacciano a salutare gli uccelli. Tutto questo non è descrizione, ma un complesso di belle circostanze, che mettono innanzi vivamente le bellezze della natura.

La mattutina pioggia...

E poi ecco un altro bel paesaggio. Chi di voi, in campagna, non ha visto un bel lago tranquillo entro cui si specchia il sole? E tu, sul rialto, al margine del lago, attorniato di piante, te ne stai tacito, e diventi tranquillo come quel lago. E l’anima si sveglia, esce dall’immobilità della solitudine, e ricorda i momenti felici della prima giovinezza, quando la vita pareva danza e gioia; e senti le prime impressioni dell’amore, e nel tuo cuore cominciano i palpiti. Esci la mattina quando il sole comincia a indorare i tetti, incontri una bella giovinetta; o, al tornare la sera dalla campagna, ti giunge all’orecchio un canto da una stanzetta (ricordo della tessitrice). Tutto questo risveglia il core e ridà vita al povero malato nella sua immobilità. E quella luna, la quale Leopardi malediceva a Recanati, amata da’ ladri e dal drudo, quella luna, che svia il cacciatore, qui egli torna a benedirla, perché, alla vista di un bel raggio di luna, si sente