Pagina:De Sanctis, Francesco – La giovinezza e studi hegeliani, 1962 – BEIC 1802792.djvu/13

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

zio carlo 7

litá di memoria mi teneva stretto alle parole e mi toglieva l’impressione delle cose. Spesso Giovannino intendeva meglio di me e sentiva più finamente.

In quella prima febbre di lettura ci capitarono i romanzi di Walter Scott. Leggevamo in segreto come fosse un delitto. Giovannino ci lesse il Leicester, a me e ad alcuni compagni e a qualche pensionista che dimorava con noi, come Carlo Bosco, Amaduri. A noi pareva la rivelazione di un mondo nuovo. Come ho pianto per quel povero Tressilian! e ne movevo rimprovero alla bella Anny, che preferiva a quell’uomo dotto e buono il galante Leicester. Ma Giovannino diceva che aveva buon gusto, e rimaneva io solo del mio avviso. Ero frenetico contro Vamey, il traditore e l’uomo falso, caratteri i quali fin d’allora mi furono antipatici. Giovannino leggendo ci spiegava tutto e ci notava le bellezze. Io era come una corda che suonava al tocco delle dita; ma il maestro di musica era Giovannino. Nel mio cervello entravano troppo più cose che non potessi digerire.

Ciò che mi colpiva in queste letture e restava più impresso nella facile memoria, era la parte fantastica e sentimentale. Le sventure m’impressionavano grandemente, e innanzi al mio cuore avevano ragione i vinti, quelli appunto a cui la storia dava torto. Sentiva molta tenerezza per Pompeo, la quale si convertiva in altrettanto odio contro Cesare. Chi avesse di loro ragione, e quali cause rappresentassero, e cos’era l’aristocrazia e la democrazia, il senato e la plebe, non c’entrava nel mio cervello. Ciò che c’entrava e mi commoveva molto era il dramma in se stesso, la parte poetica, soprattutto le descrizioni delle battaglie e le catastrofi finali, e mi piaceva molto il Goldsmith, ch’era eccellente in queste rappresentazioni. Giunsi con le mie letture sino alla formazione dell’Impero d’occidente e d’oriente. Come andavo più in là, trovavo un laberinto, e me ne spaventavo. Poi la rappresentazione diveniva sempre più arida e scolorita, e non ci pigliava parte il cuore e me ne veniva noia. I miei favoriti erano Epaminonda e Anni baie. Pigliavo tanto interesse per questi fatti e persone storiche, che battagliavo in favore o contro con una passione, con una concitazione di voce, come se di là pendesse la mia vita o la mia morte.