Pagina:De Sanctis, Francesco – La giovinezza e studi hegeliani, 1962 – BEIC 1802792.djvu/12

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6 la giovinezza

per un corridoio, che metteva in tre grandi stanze, l’ultima grandissima, con finestra e balcone, dove insegnava lo zio in persona. Nelle altre due stanze insegnavano due maestri aiutanti l’aritmetica, la storia sacra, il disegno. Il corso durava cinque anni, come oggi è nei nostri ginnasii, e comprendeva grammatica, rettorica, poetica, storia, cronologia, mitologia, antichità greche e romane. Mica male, come vedete. Molte cose s’imparavano in certi suoi manoscritti, come le antichità, la cronologia, il Portoreale. Aveva certi metodi suoi mnemonici, che allora mi parevano una meraviglia, e oggi mi paiono troppo meccanici. Le cinque classi stavano disposte tutte nella stessa stanza, le prime due più numerose nel mezzo, e le altre tre ai lati, e zio insegnava a tutte, l’una dopo l’altra. S’incominciava con la correzione degli scritti; poi c’era la costruzione e la spiegazione dei testi latini; in ultimo il recitare a memoria grammatiche, storie e poesie. Si spiegavano brani assai lunghi di scrittori latini e greci con un certo ordine che da Cornelio Nipote e da Fedro menava sino a Tucidide e a Tacito. Zio teneva molto a quest’ordine. Un giorno vidi molti libri in un cassone. — E che libri son questi? — dissi. — Sono la Storia Romana di Rollin e di Crévier, — disse lui, — ma non la puoi leggere se non quando sarai giunto alla terza classe. — Io stetti zitto; ma avevo una matta voglia di leggere; e in segreto mi divorai in pochi mesi tutti quei volumi. Me ne stavo chiuso nella mia cameretta da letto, che avevo comune con Giovannino, e leggevo leggevo. Una volta mi capitò il Telemaco, e mi c’ingolfai tanto che dimenticai il mangiare, e fu un gran ridere in casa. Leggevo tutto ciò che mi veniva nelle mani, soprattutto tragedie, commedie e romanzi.

Si meravigliavano della mia memoria, perché letto appena o udito un discorso anche lungo, ripeteva tutto per filo e per segno, e spesso parola a parola. Un grande esercizio di memoria era in quella scuola, dovendo ficcarsi in mente i versetti del Portoreale, la grammatica di Soave, la rettorica di Falconieri, le storie di Goldsmith, la Gerusalemme del Tasso, le ariette del Metastasio; tutti i sabati si recitavano centinaia di versi latini a memoria. In queste gare vincevo sempre io; pure questa faci-