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Pagina:De Sanctis, Francesco – Lezioni sulla Divina Commedia, 1955 – BEIC 1801853.djvu/93

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la depravazione dell'anima 87


finire nell’astratto. La vita tempestosa dell’inferno vi è rappresentata lasciando il brutto ed il deforme. Non è giá dipinto il colpevole: ma la forza interna che ha prodotto il delitto. Noi abborriamo il fatto: ma ammiriamo la forza: perché lo sforzo interno che Dio ci ha dato al bene ed al male preso per sé è nobile e santo. Vedetelo in Francesca da Rimini. Isolate le circostanze estrinseche in cui essa si trova: e troverete nobile, gentile, delicato l’affetto di cui essa arde. Come quello di Giulietta, di Clara, di Eloisa. È la passione stessa che ci fa versare lacrime sui frangenti della vita. Quando si rimuove il fatto noi possiamo piangere, ridere e passar sopra ciò che vi è di laido ed orribile. Essa ci commove non come colpevole: non è giá il suo fallo che ci ispiri compassione: ma la bontá e la gentilezza della sua passione. Cosi in Capaneo non ammiriamo le sue bestemmie, ma la forza per cui il suo animo non è domato neppure da’ tormenti. Se ridiamo del Navarrese, di Sinone, non sono giá le grossolane loro facezie che ci rapiscano, ma per la malizia che hanno in sé. Il carattere fa passare sopra a ciò che ha di brutto il loro delitto: è come il principale oggetto del quadro che primeggia sugli accessorii e fa sparire nelle ombre il deforme, il brutto. Ma i caratteri, le passioni sono la vita terrena. Ed il concetto dell’inferno deve comprendere i due mondi. La vita terrena l’abbiamo veduta: dove sará la eterna? qual è l’infinito? Nella stessa vita terrena. Giammai questi due mondi furono cosí immedesimati come nell’inferno dantesco. La vita terrena è non solo nella storia del suo delitto, ma nella punizione e castigo del dannato. Nella pena egli contempla se stesso: nel rimorso è il suo passato; la vita che egli ha fatto la vede nella pena a cui soggiace. Con senso profondo Dante ha posto lo Stige, l’Acheronte e gli altri fiumi nell’inferno: ma il fiume Lete, che è quello dell’obblio, si trova solo nel purgatorio. Dovunque si rivolga, il dannato vede se stesso nella natura del luogo, nella natura della pena, nella figura del demonio che li custodisce. L’inferno è l’anima stessa trasportata al di fuori: la terra fatta ad immagine dell’anima peccatrice. Gli amanti veggono nel turbine che li travolge la violenza della loro pas-