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Pagina:De Sanctis, Francesco – Lezioni sulla Divina Commedia, 1955 – BEIC 1801853.djvu/94

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88 primo corso tenuto a torino: lez. xiii


sione, gli adulatori nel fango e nel lezzo l’abbiezione e la viltá della loro anima, il traditore nel ghiaccio l’immagine della freddezza del suo cuore. I ghiottoni veggono in Cerbero l’ideale del goloso, gli avari in Pluto quello dell’avarizia, e i fraudolenti in Gerione il tipo della frode. Onde sorge nell’inferno un’armonia che rappresenta l’anima del peccatore: e l’uomo è fatto centro della vita infernale, non giá Lucifero. Se come rappresentazione della vita terrena ha l’inferno qualche cosa di proprio: che cosa dovrá avere come punizione? Nel primo grado noi troviamo uomini vivi, caratteri perfetti e non solo la pittura del vizio per cui l’uomo è condannato: ma tutti i lati, anche le parti eccellenti: onde si possa amare, ammirare non giá per il vizio, ma per l’altre parti. Pier delle Vigne non ci è rappresentato come suicida solamente, ma si vede in lui l’innocente condannato che è tenero della sua memoria. Non vediamo in Farinata l’eretico,ma l’acerrimo partigiano e cittadino. In Ugolino non vediamo il traditore della patria, ma l’infelice padre che si vede cadere di fame innanzi a’ suoi occhi gli amati figli. Dante si valse di questo mezzo per variare i suoi quadri: per sottrarsi ad una serie monotona di delitti incastrando figure storiche eccellenti.

Ma che cosa ha di proprio l’inferno come punizione? Considerato da questo lato si allarga e s’innalza fino a Dio. La Divina Commedia, come disse un illustre filosofo, rappresenta la stessa azione di Dio, che è il vero e solo protagonista del poema che in paradiso si manifesta come amore, in purgatorio come misericordia, in inferno come giustizia. E quando è riguardato da questo punto di vista cessa di essere un lurido carcere di pene, e diventa l’espressione ideale di Dio, la giustizia assoluta: acquista una gravitá che lo innalza al sublime. Questo vi si trova sotto la duplice specie di imagine, e di sentimento: come eternitá e come disperazione. La prima è sublime perché rappresenta un punto che non è mai raggiungibile: che per avvicinarsi che l’uomo si faccia ad esso, rimane sempre nel medesimo punto. Accumulate numeri sopra numeri, i bilioni sopra bilioni: ed è lo stesso come se aveste la semplice unitá. La disperazione è lo