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ix - il «decamerone» 299


Fra tanti peccati che il marito tradito e l’amante burlato attribuiscono alla donna c’è pur questo: che «le sue orazioni e i suoi paternostri sono i romanzi franceschi», e «tutta si stritola quando legge Lancelotto o Tristano... nelle camere segretamente». E anche «legge la canzone dello ’indovinello’, e quella di ‘Fiorio e di Biancefiore’, e simili cose assai». Sono preziose rivelazioni sulla letteratura profana e proibita, allora in voga. Ma, se peccato c’è, il maggior peccatore era il Boccaccio per l’appunto, che per piacere alle donne scrivea romanzi. Pure è lecito credere ch’elle leggevano con piú gusto la nuda storia francesca di Fiorio e Biancefiore, che l’imitazione letteraria fatta dal Boccaccio, detta Filocolo, dove Biancefiore (Blanchefleur) è chiamata all’italiana «Biancofiore». Alle donne caleva poco di mitologia e storia antica; e se tanta erudizione e artificio rettorico potea parere cosa mirabile al suo maestro di greco, Pilato, e a’ latinisti e grecisti che erano allora i letterati, le donne, che cercavano ne’ libri il piacer loro, facevano de’ suoi scritti poca stima, e, «ciò che peggio era, per lui, Aristotile, Tullio, Virgilio e Tito Livio e molti altri illustri uomini, creduti suoi amici e domestici, come fango scalpitavano e schernivano». In veritá, le donne col loro senso naturale erano migliori giudici in letteratura che Leonzio Pilato e tutti i dotti.

Quelli che chiamarono «tranquillo» il nostro Giovanni espressero un concetto piú profondo che non pensavano. La tranquillitá è appunto il carattere del nuovo contenuto ch’egli cercava sotto forme pagane. La letteratura del medio evo è tutt’altro che tranquilla; anzi il suo genio è l’inquietudine, un carcere continuo, il di lá senza speranza di attingerlo. Il suo uomo è sospeso da terra con gli occhi in alto, accesi di desiderio. L’uomo del Boccaccio è, al contrario, assiso, in ozio idillico, con gli occhi vólti alla madre terra, alla quale domanda e dalla quale ottiene l’appagamento. Ma al Boccaccio non piace esser chiamato «tranquillo», inconsapevole che la sua forza è li dov’è la sua natura. E si prova nel genere eroico e cavalleresco, e nelle confessioni della Fiammetta tenta un genere lirico-tragico. Tentativi infelici di uomo che non trova ancora la sua via. L’indefinito