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368 storia della letteratura italiana


tempo, senza serietá di scopo e di mezzi, tra castelli incantati e colpi di spada. Come Elena nell’Iliade, qui è Angelica che move intorno a sé Europa e Asia; salvo che Elena è un semplice antecedente, rimasto ozioso nel racconto, e Angelica è la vera motrice dell’immensa macchina: è il maraviglioso in permanenza, la maga. Il miracolo continua: non lo fanno i santi; lo fanno i maghi e le maghe. E il miracolo non è la macchina o l’istrumento, ma è fine a se stesso. Voglio dire che il miracolo non è un mezzo per conseguire uno scopo serio e sviluppare un’azione interessante, come nelle leggende e ne’ primitivi poemi cavallereschi animati dalla fede; non essendo nel mondo del Boiardo altra serietá che il miracolo stesso, il fine di sorprendere gli uditori con la straordinarietá degli avvenimenti. I motivi delle azioni non sono a cercare nella serietá di un mondo religioso, morale, eroico, divenuto convenzionale e tradizionale, come il mondo cristiano, ma nel libero gioco delle passioni e de’ caratteri sotto l’influsso di potenze occulte. Onde nasce un mondo pieno di vivacitá e di mobilitá, dove tutte le forze dell’individuo, non frenate da leggi e da autoritá superiori, si sviluppano nel pieno rigoglio della natura e producono effetti cosi maravigliosi come le stregonerie e gl’incanti. Orlando e Rinaldo ti fanno maravigliare non meno che Malagigi e Angelica. Un mondo cosi essenzialmente fantastico, e insieme cosi poco serio per il poeta e per gli uditori, è in fondo quel mondo della cortesia calato dal Boccaccio in mezzo alla borghesia e fatto moderno e ritirato dal Boiardo alle sue aure natie. Il ferrarese ha creduto renderlo cosa seria dandogli forma nobile e decorosa, purgata dalle licenze e da’ disordini de’ romanzi plebei; ma è appunto quest’apparenza di serietá che toglie attrattivo al suo racconto. Ne’ romanzi plebei il maraviglioso fa un effetto serio sugl’ignoranti e ingenui uditori; ma i colti «signori e cavalieri», alla cui presenza recitava il Boiardo i suoi canti, non potevano vedere in quei fantastici racconti che un puro giuoco d’immaginazione, disposti a spassarsi della plebe, che faceva gli occhioni e apriva la bocca. Quel mondo dunque non poteva divenire borghese se non trasportato nell’immaginazione