Pagina:Dei cristalli quarzosi di Selvino.djvu/26

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micomio il Sig. Can. D. Carlo Morlacchi raddolcito non me ne avesse il fastidio colla soavità delle sue maniere, mi sarebbe nojosissima riuscita per le continue pioggie dirotte, mi venne fatto di poterne raccogliere quasi due libbre; fra i quali però assai pochi sono quelli di una finita simmetria e bellezza.

La raccolta, che continuamente ne fanno que’ custodi delle mandre, specialmente dopo le pioggie, rende allo straniero, il quale non sia fornito di una buona guida, assai difficile il coglierne, e quasi vana la ricerca.

So non essere cosa nuova nè rara il trovare di siffatti cristalli; giacchè non solo ne somministrano altri luoghi delle Alpi, e specialmente il monte San-Gottardo, ove, anni sono, presso l’albergatore in Airolo ne viddi una copiosa e buona raccolta; ma ne abbondano pur molti tratti degli Apennini. Anzi mi scrive il chiarissimo mio amico Cav. Amoretti d’averne veduta gran copia sì nel Dipartimento di Montenotte,