Pagina:Del danno che avverrebbe allo Stato Pontificio.djvu/27

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grandirsi e prosperare, a Civitavecchia basterà un lustro per starle a fronte temuta rivale. Che se in pochi anni dal misero approdo de’ soli vapori seppe trarre elementi di prosperità maggiori d’ogni speranza; se dall’atterramento di poche interne mura che finora nuocquero più a noi che ai nemici, le porsero occasione d’ingrandirsi elevò magnifiche fabbriche ed abitazioni; non lascerà certo sfuggire gl’immensi vantaggi che necessariamente le verranno dal beneficio di unirsi alla di lei sorella dell’Adriatico: beneficio che le viene ahi troppo conteso e invidiato.

Dopo le indiscrete dimande, e le interessate offerte, passa il nostro anonimo ad erigersi in giudice del giusto e dell’ingiusto, sognando nel Governo Pontificio predilezione per Civitavecchia a danno delle altre provincie. Qui il proprio interesse vestendo il manto della pietà verso altrui, chiede se sia giusto che il governo debba occuparsi della sola prosperità di Civitavecchia, per privare le altre provincie, e specialmente la parte più industriosa dell’Umbria del gran beneficio di una strada ferrata, che faciliti e favorisca il suo commercio colle Marche, colle Romagne e col porto di Ancona? Nell’udire le costui parole, non sembra forse che la disputa verta su tutt’altro subietto? Forse che si oppone Civitavecchia che la strada ferrata passi per Perugia o per altra qualsivoglia provincia? Noi nieghiamo che debba esistere una comunicazione colla Toscana che metta all’Adriatico, e non abbiamo mai mossa querela sulla linea per la quale la strada di Ancona dovrà percorrere. Delle strade nello interno dello Stato se