Pagina:Deledda - Cattive compagnie, Milano, Treves, 1921.djvu/11

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SOLITUDINE!

Sebiu, il guardiano del carbone, sonnecchiava e sognava.

Gli pareva di essere a casa sua, nella piccola cucina oscura dalla cui porticina si scorgeva lo sfondo di un cortiletto umido e triste. Sua moglie, curva sul focolare, arrostiva sulla brage una focaccia di farina e di formaggio fresco. Sdraiato sulla bisaccia di lana grigia e nera morbida come un tappeto egli contemplava la donna con passione, e pensava che dunque la malattia di lei e l’ordine del dottore di star separati almeno per qualche mese, finché lei non guariva, tutto era stato un brutto sogno.

Nel sogno ricordava di essere partito una sera, ai primi d’aprile, e d’aver accettato il posto di guardiano nella piccola baia Delunas, per obbedire all'ordine del medico. Come fosse ritornato a casa non ricordava. Si sentiva felice come nei primi giorni del suo matrimonio.