Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/105

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il natale del consigliere 99


fra la pietra del focolare e le gambe della vedova; e tutti assieme formarono un gruppo che per il colore dei volti e dei vestiti sembrava di bronzo.

L’ombra delle teste scarmigliate danzava sulle pareti e sul soffitto, al rosso chiaror della fiamma; e la donna, un po’ tenera, un po’ selvaggia, cercava di liberarsi dall’aggrovigliamento, spingendo gli uni, stringendo gli altri e pronunziando buone e male parole.

— Adesso basta; levati di lì, Bellìa, se no ti bastono; Grassieda, anima mia, non strapparmi la camicia; è abbastanza rotta; e tu, Antoniè, demonio, smettila; quando viene tuo padre mi sente; io sono stanca delle tue cattiverie. Sei in età di aiutarmi e invece mi tormenti. Sto fresca io, con voi, fresca come un fiore sotto la brina!

Antonietta, quella della cuffia rossa, imprecò sotto voce, poi andò a mettersi all’angolo della porta, come in agguato; e la zia continuò la sua predica, attaccando il pajolino al gancio del focolare, cosa che finalmente convinse i bimbi a star quieti. Alcuni di essi si disposero in semicerchio attorno al focolare, altri aiutarono la donna a staccare da un canestro i lunghi maccheroni neri che ella aveva preparato fino dalla mattina. Era la vigilia di Natale; e anche per il più povero dei poveri, anche nella solitudine più desolata, questa è una buona occasione per dimenticare la propria miseria. Bollisci, dunque, pajolino, friggi, dunque, tegamino, col sugo fatto d’olio e di fa-