Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/120

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114 padrona e servi


Aiutali e torna qui sta sera. E non pungete il bestiame, non maltrattatelo chè mia moglie mi ha aumentato il fitto.

Il giovane non disse nulla; ma quando arrivò all’ovile cominciò a beffarsi dei padroni.

— Son due, come due corna di capra sullo stesso capo, e si trattano come estranei.

— Ragazzo, — disse il servo anziano raccogliendo le sue pelli e i suoi recipienti di sughero, — sei straniero, sei appena da poche settimane in quella casa e pretendi di giudicare i tuoi padroni.

— Le storie si sanno!

— Che sai tu, mauritano? Lascia parlare me che mangio da trent’anni il loro pane. La mia padrona è una donna forte: a quindici anni le fecero sposare quel vecchio peccatore, e senza di lei la casa sarebbe andata in rovina. È lei che amministra il suo avere e quello di suo marito, lei che comanda ai servi e alle serve dice: questo rotolo di lana è mio e questo è di mio marito; non confondeteli. Così non succedono questioni; e nella cassa le rendite sono divise in due mucchi.

— Perchè il padrone, dicono, quando era potente ancora, si divertiva e apriva la cassa e prendeva dal mucchio comune per andare dalle altre donne. E un’altra cosa curiosa, dicono. Che la padrona amava da ragazza un altro uomo, Diecu Delitala; e costui per vendicarsi del rivale che gliela rapiva fece fare un incantesimo in seguito al quale lo sposo cessò di essere innamorato della sposa....