Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/13

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

chiaroscuro 7


dre, io piuttosto mi sarei impiccato. Andai a lavori del Panama. Che brutti tempi, sorella mia! Ero costretto a vivere in una baracca con altri tre individui del mio paese, tre disperati che buscato il soldo lo mettevano entro un sacchetto come i mendicanti. Erano tre sacchetti piccoli entro uno grande: in tutto settecento lire. Ogni tanto quei tre pezzenti contavano i loro denari, e quando andavano a lavorare lontano uno di loro rimaneva a turno per guardare quel tesoro del re di Spagna! Io ridevo, ricordando che una volta mia madre aveva un biglietto da mille lire e lo credeva da cinquanta. Un giorno io avevo la febbre, quel malanno che ancora mi tormenta; e mi lasciarono solo nella baracca. Andarono lontani, non so dove, all’inferno. Io mi sentii meglio e ritornai al lavoro: dovevo marcire là dentro per custodire il loro tesoro? Fatto sta che quel giorno litigai col caposquadra, e lì per lì, non essendo io uomo da ricevere umiliazioni, piantai tutto e me ne andai. Me ne andai nel Brasile, dove speravo di trovar lavoro. Nel frattempo quelle tre immondezze sai cosa fecero? Telegrafarono, scrissero a mio padre, dicendo che io avevo portato via il sacco! Egli promise di pagare, purchè io acconsentissi. Ma figurati se io potevo acconsentire! ero malato; altrimenti avrei cercato quei tre per pelarli come pulcini. Tornai mezzo morto in paese e per questa storia quanti guai dovetti passare! Mia madre, cuore di miele, diceva: