Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/139

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padrona e servi 133


solita filosofia. Accomodarle non poteva, e neppure farsene prestare un paio. D’altronde camminare con le scarpe rotte era difficile, e indecoroso presentarsi in casa dello zio come un mendicante. Per tutelare il suo avvenire e provvedere alla salute e al benessere di sua moglie, bisognava a tutti i costi procurarsi un paio di scarpe. Ma come? Elia non sapeva come rispondere. Intanto arrivò al paese.

Le strade erano buie, battute dal vento del mare; non si vedeva anima viva e solo da una locanduccia sulla piazza usciva un chiarore ospitale. Egli entrò e domandò alloggio per la notte, pagando anticipato gli fu assegnato un letto in una stanzaccia ove dormivano altri due viandanti, uno dei quali russava come l’orco. Elia si coricò vestito ma non potè chiuder occhio; vedeva innumerevoli file di scarpe, lungo le vie del mondo, entro le case, nei campi: dovunque c’era un uomo c’era un paio di scarpe. Molte stavano nascoste entro i cassetti, nei comodini, negli angoli più equivoci; altre pareva vegliassero, ai piedi del letto, il sonno dei loro padroni; altre aspettavano sulla soglia degli usci, e altre infine, come le sue, partecipavano all’ansia ed alla miseria di chi le calzava....

Il rombare del vento al di fuori e il russare del viandante accompagnavano la sua ossessione. Le ore passavano; una stella salì, azzurrognola come bagnata d’acqua marina, e si fermò dietro i vetri tremuli della finestruola. Elia pensò a sua moglie, ai versi che le dedi-