Pagina:Deledda - Chiaroscuro.djvu/154

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148 al servizio del re


E altri giorni passarono. Oramai i detenuti aspettavano di momento in momento la liberazione ed erano ridiventati allegri come nei primi giorni. Il prete, bravo poeta estemporaneo, recitava le sue canzoni, i due possidenti d’Orotelli parlavano sempre delle loro fidanzate, lodandone la bellezza, la ricchezza, l’onestà, senza dirne il nome. Un giorno il vedovo burlone osservò: «Queste due vostre ragazze misteriose si rassomigliavano tanto che mi dànno l’idea siano una sola!»

A ti paret? Che sia vero?

I due giovani innamorati si guardarono ridendo, ammisero l’ipotesi del vedovo e giocarono alla morra per stabilire chi di loro doveva sposare la ragazza.

La loro attesa e le loro speranze furono deluse. Vennero tutti processati e rinviati a dibattimento. Questa notizia li rese cattivi: zio Salvatore diventò furibondo e si diede a battere pugni contro il muro ed a minacciare le secchie, le panche, i lettucci ripiegati.

Pochi giorni prima che venissero trasferiti alle carceri giudiziarie di Sassari (quelle di Nuoro erano zeppe,) un nuovo prigioniero fu introdotto nella loro camerata. Essi veramente non aspettavano più nessuno e guardarono con una certa curiosità diffidente il nuovo arrivato